Understanding the Market

Il rapporto occupazionale

Posted on Giugno 24, 2008 • English

Il rapporto occupazionale è il più importante dato economico statunitense rilasciato.
L’importanza di questo documento è dovuta alla sua frequenza (il rapporto viene pubblicato prima degli altri dati economici mensili) ed alla sua estensione (è il risultato di due grandi sondaggi, il sondaggio delle famiglie, che ne copre ben 60.000, ed il sondaggio delle istituzioni, che copre 160.000 aziende ed agenzie governative, ben 400.000 luoghi di lavoro). La cifra che riporta viene considerata da alcuni analisti come una sorta di indicatore mensile del PIL, data la forte correlazione tra occupazione e crescita economica.

Questo articolo non ti trasformerà in un analista esperto delle questioni trattate dal rapporto (se vuoi diventare un esperto, ti consiglio di farti un paio di anni di studi economici, seguiti da un anno o più di lavoro nel reparto economico di una banca o in una banca di investimento), ma dirà un paio di cose utili per le tue ricerche e ti fornirà un po’ di contesto per capire il rapporto occupazionale.
Come abbiamo detto prima, ci sono due sondaggi. Uno (il sondaggio delle istituzioni) attira il maggior interesse fra i trader. La cifra chiave (annunciata alle 8.30 di ogni primo venerdì del mese) è la variazione del tasso occupazionale fra i non addetti all’agricoltura, ovvero la variazione del numero dei lavoratori calcolata dai datori di lavoro ed aggiustata dal Ministero di Lavoro. Attorno a questo documento fioriscono le speculazioni: se è più alto di quanto ci si aspettava (e più grande del valore che alcuni trader fanno circolare poco prima che venga rilasciato il valore ufficiale), di solito le azioni salgono (come regola generale, tieni a mente che economia forte vuol dire azioni forti) e le obbligazioni cadranno (più è forte l’economia, maggiori le probabilità che la Fed alzi i tassi ).

Anche se i mercati reagiscono rapidamente a questo numero, è un dato alquanto controverso, per tutta una serie di ragioni: (1) la stima iniziale è imprecisa; (2) è problematico far rientrare nel computo le aziende nuove ed i lavoratori autonomi; (3) il tempo di reazione del mercato del lavoro rispetto al ciclo economico. Discuterò adesso le critiche al dato più noto, e poi discuterò le altre parti della relazione:

Imprecisione: il sondaggio sulle istituzioni viene revisionato nei due mesi successivi all’uscita (e varie altre volte negli anni successivi). Per esempio, nel settembre 2006, il primo dato era +51,000, un valore che venne definito “gravissimo” da un analista. Ma questa cifra fu rivista ad ottobre, e fu annunciato che era di +148,000, e di nuovo a novembre, raggiungendo il valore +203,000. Forse quell’analista avrà cambiato parere. Durante 2006, il range delle revisioni (clicca qui per la serie) oscillò, dall’annuncio iniziale alla seconda revisione, fra -43,000 e +152,000. Il Bureau of Labor considera statisticamente significativa una variazione di 104,000. Tutto ciò ci suggerisce che queste cifre, a cui alcuni analisti sembrano credere, siano un po’ casuali. Un’ulteriore complicazione è data dal fatto che le cifre riportate nelle news copertina spesso sono compensati dalle recenti revisioni; se valore pubblicato è al disotto delle aspettative, ma se i due mesi precedenti sono stati oggetto di revisione delle stime, è una buona o una cattiva notizia? I trader più attenti concluderanno che forse i mercati hanno una reazione eccessiva a questi dati.

Nuove imprese e lavoratori autonomi: dal momento che il sondaggio sulle istituzioni ha come oggetto le imprese esistenti, non è possibile misurare quelle formatesi di recente o calcolare i lavoratori autonomi. Il Bureau of Labor tenta di correggere queste omissioni includendo variabile correttiva nel risultato finale. Gli analisti che pensano che l’economia sia debole, di solito, dicono che queste variabili correttive sopravvalutano il livello di occupazione.

Tempi: Molte imprese cercano di non licenziare i dipendenti anche in seguito ad una diminuzione del giro di affari. È costoso trovare, assumere e preparare dei lavoratori, e nonostante tutte gli annunci sui licenziamenti imminenti da parte di aziende che stanno attraversando periodi di perdite, la realtà è che molte imprese preferiscono mantenere i lavoratori a libro paga anche quando non c’è una domanda sufficiente, in modo da essere pronti quando la domanda si riespande.

Quindi, l’economia può entrare in crisi prima che si abbassi il livello dell’occupazione. Allo stesso modo, quando l’economia si riprende, le imprese possono essere riluttanti ad assumere finché non sono certi che gli affari vadano bene. Per un economista, la decisione di un’impresa di assumere o licenziare deve essere considerata più come un progetto d’investimento che come la scelta se acquistare forniture per l’ufficio oppure no.

Un’azienda in perdita perché ha pochi di clienti può svendere la forniture in eccesso, sperando di riacquistarla, al prezzo corrente, nel momento in cui gli affari migliorano. Ma un’impresa evita, se può, di licenziare lavoratori perché trovare e preparare nuove persone è molto costoso.

Come ho accennato prima, il rapporto occupazionale ci dice molto di più del solo dato del sondaggio sulle istituzioni, che balza in cima ai titoli di giornale. Soffermiamoci brevemente sulle altre due parti della relazione in grado di attirare l’attenzione: il sondaggio sulle famiglie e l’indice delle ore lavorative.

Il sondaggio sulle famiglie viene effettuato per calcolare il dato più importante, cioè il tasso di disoccupazione. Nel sondaggio sulle famiglie viene chiesto ai disoccupati se erano stati disposti a lavorare, e se avevano fatto degli sforzi specifici per trovare un lavoro nelle ultime quattro settimane; inoltre, dichiarano che quando un individuo ha diritto a ricevere un sussidio di disoccupazione non rientra nel sondaggio. L’indagine sulle famiglie è meno accurata di quella sulle istituzioni, con un intervallo di confidenza del 90% di più o meno 430.000, quindi viene spesso ignorato dagli analisti di mercato. Ma il tasso di disoccupazione (soprattutto in determinati gruppi sociali, quali le minoranze o le donne) può essere un dato molto importante per gli analisti politici. Alan Greenspan, l’ex presidente della Fed considerava molto interessante la percentuale di persone che lasciano volontariamente la loro occupazione (cfr. Tabella A8), credendo che indicasse la solidità del mercato del lavoro.

L’indice delle ore lavorative (cfr. Tabella B5) non cerca solo di misurare quante persone stanno lavorando, ma anche quanto lavorano. Il Bureau of Labor calcola quante ore a settimana lavorano i dipendenti, e poi ne sviluppa un indice. Bisogna fare delle assunzioni eroiche per assemblare questo indice (così come tutti gli indici che si compongono di elementi molto diversi), che è un indicatore mensile dell’economia statunitense molto interessante. In qualche modo, risponde al problema dei tempi, di cui abbiamo parlato prima: per le imprese è molto più facile modificare il totale di lavoro svolto (riducendo la settimana lavorativa) che rivedere il numero dei lavoratori.

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One Response to “Il rapporto occupazionale”

  1. Capire i report sulle vendite al dettaglio : Capire il Mercato on Luglio 30th, 2008 18:13

    [...] Le vendite al dettaglio, dopo il report sull’occupazione, sono il secondo dato macroeconomico più importante che viene pubblicato negli Stati Uniti (qui trovi le date di pubblicazione). Di solito arrivano circa 9 giorni lavorativi dall’inizio del mese (attorno al 14) e circa dieci giorni dopo il report sull’occupazione. [...]