Understanding the Market

Capire i dati sull’inflazione americana: il CPI

Posted on Luglio 8, 2008 • English

[Se volete un rapido punto di vista su come misurare l'inflazione e gli indici americani più importanti relativi all'inflazione, dovreste leggere prima, “Capire l'inflazione American-Style” e poi tornare a questo articolo che è sul CPI, l’indice dei prezzi al consumo.]

L’indice dei prezzi al consumo viene pubblicato dall’istituto di statistiche BLS (US Bureau of Labour Statistics, l’istituto di statistiche sul lavoro Americano ndr) un ente indipendente del governo federale degliStati Uniti. Il BLS pubblica i dati sui prezzi al consumo a metà mese dopo che i dati vengono raccolti i dati di giugno verranno comunicati il 16 giugno; qui trovi la programmazione della comunciazione dei dati).

L’indice dei prezzi al consumo (spesso chiamato indice dei prezzi al dettaglio o CPI; qui trovate più informazioni) misura i prezzi per il nucleo familiare urbano medio, che rappresenta circa l’87% dei consumatori statunitensi (l’indice non misura i prezzi pagati da chi vive in campagna o nelle aree rurali).

Il BLS calcola il paniere di beni acquistati dai consumatori urbani su un campione di 30.000 famiglie; include circa 200 categorie comprendendo 80.000 beni diversi. Il peso dei beni nel paniere è aggiornato ogni due anni. I pareri sui beni inclusi sono molto contrastanti (in particolare il calcolo del prezzo delle case, in questo documento trovate un approfondimento in merito). La questione in particolare verte sul fatto che il BLS cerca di includere quanto costi vivere in una casa ma cerca di escludere i guadagni e le perdite quando si tratta di investitori; ma in generale il BLS sceglie alcuni prodotti come per esempio un sacco di due chili di mele golden delicious per rappresentare le mele e poi aggiunge tutti i prezzi ponderati per il peso che hanno nel paniere) per arrivare a un indice di prezzo.

Poiché la tecnologia cambia velocemente, diventa molto difficile misurare il paniere relativo al mercato. Ogni anno vengono immessi sul mercato nuovi prodotti (quando costava un iPhone due anni fa? In questo documento trovate un paragone tra un modello di Iphone del 2008 e il Motorola DynaTAC 8000X, un telefonino di ultima generazione nel 1998 quando fu lanciato a 4000 dollari) e il BLS deve cambiare il paniere molto spesso per stare al passo con il consumatore.

Nel 1996 il rapporto della commissione Boskin scoprì che l’indice dei prezzi al consumo sovrastimava l’inflazione del 1.1% a causa di distorsioni dovute a sostituzioni, nuovi beni e cambiamento di qualità. All’epoca tutti erano più o meno concordi nell’affermare che l’inflazione fosse sovrastimata dall’indice dei prezzi al consumo, ma non sulla sua portata. Una distorsione della sostituzione significa che quando il prezzo di un bene (per esempio Coca Cola) aumenta i consumatori comprano molta più Pepsi o bevande simili senza subire gravi danni. Un indice che non prende in considerazione il cambiamento del paniere sovrastima l’inflazione. I nuovi beni e il cambiamento della qualità sono i casi nei quali è particolarmente evidente il problema della misurazione delle differenze di prezzo tra l’ultimo iPhone e i suoi predecessori.

Altri studi hanno trovato una distorsione inferiore e ciononostante ritengono che l’indice dei prezzi al consumo fosse troppo alto (ecco una recensione di altri studi). Di recente i critici dell’indice dei prezzi al consumo come per esempio Bill Gross (vedi qui e qui) sostengono che il BLS ha corretto in maniera eccessiva e ora l’indice sottovaluta l’inflazione; ma ci sono altri (vedi qui) che ritengono che l’indice rifletta in maniera abbastanza accurata il quadro d’insieme.

È importante ricordare che l’indice dei prezzi al consumo è un tentativo di misurare il livello dei prezzi per un consumatore urbano che è cambiato molto negli ultimi 40 anni. C’è stata un’esplosione nel numero di nuovi prodotti: nei supermercati siamo passati da circa 8000 nel 1970 (vedi qui) a circa 45.000 oggi (vedi qui) e internet consente ai consumatori di accedere a un numero più ampio di venditori. Mentre l’indice dei prezzi al consumo potrebbe riflettere in modo accurato i prezzi medi pagati dai consumatori urbani, le differenze nelle modalità di consumo sono sicuramente aumentate.

Inoltre, i consumatori sono consci in particolare dei prezzi di cibo e benzina e sembrano meno interessati ai prezzi dei servizi (quanto state pagando per i canali satellitari rispetto a pochi anni fa? Il prezzo probabilmente è salito ma anche il numero di canali). Le lamentele sull’accuratezza dell’indice dei prezzi al consumo saranno più grandi quando (come è adesso il caso) i prezzi stanno aumentando rapidamente.

Probabilmente è meglio concludere che le lamentele sull’accuratezza dell’indice dei prezzi al consumo aumenteranno nel tempo insieme con la diversificazione nelle abitudini di acquisto dei consumatori.

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