Understanding the Market

Capire l’inflazione American-style

Posted on Giugno 25, 2008 • English

[tradotto e adattato da lamiafinanza.it]

Misurare l’inflazione è più complicato di quanto sembra a prima vista.

Anche negli Usa, i prezzi medi della benzina sono quasi raddoppiati rispetto a un anno fa, e quelli di alcuni altri beni, dagli oli vegetali, e dal riso e dalla farina fino alle Tv via cavo alle assicurazioni sulla salute, sono cresciuti rapidamente.

Se tutti questi prezzi sono cresciuti, sembra difficile credere alle cifre del Governo, secondo il quale l’indice generale dei prezzi al consumo è cresciuto del 4,2% negli ultimi 12 mesi, mentre l’inflazione “core” (escludendo quindi alimentari ed energia) è cresciuta solo del 2,3%. E aumentano i sospetti su sforzi segreti da parte del Governo di minimizzare il tasso d’inflazione (qui e qui due esempi di questa corrente di pensiero).

Per comprendere questi argomenti, cominciamo con un po’ di definizioni. Un indice dei prezzi cerca di catturare il livello dei prezzi in un momento preciso; il cambiamento nel livello dei prezzi viene chiamato inflazione (o deflazione se la variazione è negativa). Inflazione e deflazione sono quindi semplici affermazioni relative all’andamento di un indice e non fanno alcun riferimento ad altre condizioni economiche. Poiché la deflazione è stata concomitante con alcuni periodi economici particolarmente difficili (come gli anni ’30 negli Usa, o più recentemente in Giappone), alcuni confondono la deflazione con la recessione o la depressione. Ma deflazione e inflazione sono solo affermazioni relative alla direzione in cui va il livello dei prezzi. Niente di più.

Calcolare il livello dei prezzi e l’inflazione presenta molti problemi. Vediamone almeno tre.

Consideriamo un’economia molto semplice con un unico bene che non cambia nel tempo; il livello dei prezzi in questa economia è soltanto il prezzo di quel bene. È molto facile confrontare i prezzi nel tempo; in alcuni anni il prezzo del bene sarà più alto, e quindi ci sarà inflazione, in altri anni scenderà e ci sarà deflazione.

I tre problemi principali, quando ci spostiamo da un’economia del genere a quella dei giorni nostri nascono dall’osservazione che esistono molti beni (e molti prezzi). Quindi:
1) il paniere dei nostri consumi cambia nel tempo
2) i beni cambiano nel tempo
3) non tutti consumano lo stesso paniere.

Chi crede che l’inflazione sia sovrastimata sostiene che il prezzo della benzina è raddoppiato nell’ultimo anno. Ma 1) molti di noi consumano meno benzina di un anno fa, usando meno l’auto, o utilizzandone una più efficiente; 2) la benzina in qualche modo è cambiata, con l’aggiunta o la rimozione di alcuni componenti, per aumentare il livello di ottani o per ridurre gli inquinanti e 3) persone diverse consumano quantità diverse di benzina, in base a dove vivono, che tipo di auto hanno, e quanto la utilizzano. Quindi, se il prezzo della benzina cresce del 100%, ma è stato aggiunto un additivo che ha aumentato il livello di ottani, e se io guido molto meno (ma ancora molto di più di te) come conteggiamo esattamente il livello dell’inflazione?

Inoltre molti di noi usano i computer molto di più di dieci anni fa; alcuni di questi prodotti sono molto meno cari di allora (se pure esistevano). Le connessioni Internet ad alta velocità erano relativamente nuove e costose alla fine degli anni ’90 e oggi sono più economiche e veloci. Io oggi spendo probabilmente molto di più in un anno in prodotti e servizi legati al computer di quanto spenda in benzina.

Senza addentrarci nella matematica (ma se vi interessa c’è una spiegazione sufficientemente  chiara su Wikipedia), molto tempo è stato dedicato alla risoluzione di questi problemi, ma ogni metodo comporta seri compromessi.

Negli Stati uniti esistono molte misure dell’inflazione (calcolate da diverse agenzie governative).

Il Cpi (consumer price index, indice dei prezzi al consumo, calcolato dal Bls (Bureau of labor statistics) è il più conosciuto. I dati del Cpi sono pubblicati una volta al mese e cercano di misurare i prezzi pagati dai consumatori urbani per beni e servizi. Due cifre sono particolarmente interessanti: il tasso di inflazione generale, e il tasso “core”. Il primo misura il prezzo dell’intero paniere, e il secondo esclude i prezzi di alimentari ed energia che sono tipicamente più volatili degli altri. Su questi, quindi, i grandi cambiamenti tendono ad annullarsi nel tempo, anche se alcuni analisti ritengono che i recenti aumenti di alimentari ed energia non siano destinati ad annullarsi e per questo tendono ad ignorare il dato “core” (che è molto più basso del tasso generale).

Anche il Ppi (producer price index, indice dei prezzi alla produzione) è pubblicato dal Bls. A differenza del Cpi, che cerca di misurare i prezzi nella prospettiva del consumatore finale, il Ppi misura i prezzi nella prospettiva del venditore. I cambiamenti del Ppi dovrebbero dunque aiutare a prevedere l’andamento del Cpi: se il prezzo del pesce venduto dai grossisti aumenta, è probabile che i negozi aumenteranno i loro prezzi al dettaglio. Ma negli ultimi anni il legame tra prezzi all’ingrosso e al dettaglio si è fatto meno chiaro, forse a causa del modo in cui si fanno gli affari. I mercati finanziari sembrano prestare meno attenzione al Ppi che al Cpi.

Infine il Pce (personal consumption expenditures, spese per i consumi privati), calcolato ogni mese dall’Ufficio di analisi economica (il gruppo all’interno del ministero del Commercio che calcola il prodotto interno lordo). La differenza principale rispetto al Cpi è che questo usa un paniere di beni fisso (rivisto ogni circa dieci anni, e per l’ultima volta nel 2001-2002), supponendo che i consumatori continuino a comprare gli stessi beni anche se i prezzi cambiano, mentre il Pce utilizza un metodo che riflette cambiamenti trimestrali del paniere. Inoltre il paniere del Pce è in qualche modo più ampio di quello del Cpi (qui c’è una breve descrizione delle differenze). La Federal Reserve ha adottato l’indice Pce “core” (esclusi alimentari ed energia) come la propria misura dell’inflazione.

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One Response to “Capire l’inflazione American-style”

  1. Capire i dati sull’inflazione americana: il CPI : Capire il Mercato on Luglio 8th, 2008 06:56

    [...] e gli indici americani più importanti relativi all’inflazione, dovreste leggere prima, “Capire l’inflazione American-Style” e poi tornare a questo articolo che è sul CPI, l’indice dei prezzi al [...]